Reviews

BAU #2
From the serie BAU – Choreography of thinking

Paperstreet.it
of Giulio Sonno 

There is the “alien” case of Barbara Berti. Happily alien, we would say. It is alien because the Bolognese choreographer proves to be totally distant from all this broth called ‘Contemporaneity’, and if she too, in some way, touches on the question of identity with irony, she does it in such a radical way as to completely clear the cards. What does it mean? Berti does not resort to any easy support of the collective imagination, on the contrary, he defies any assertiveness, presenting work that hardly finds a place between dance, theater or – the always comfortable binder – performance.
BAU #2, in fact, is a work focused on waste, a gap that does not have a Western matrix, that is, it is not denied itself, for then to refers to something else, it is an absolute self-irony, completely distant from the temptation of analogy.

That Berti has won Scenario is perhaps one of the most encouraging signs of recent times. And surely the Bolognese artist (resident not by chance in Berlin) will not have an easy life in the Italian scene. But it remains an important sign.


C’è il caso «alieno» di Barbara Berti. Felicemente alieno, diremmo. È alieno perché la coreografa bolognese si dimostra totalmente distante da tutto questo brodo chiamato contemporaneità, e se anche lei, in qualche modo, va a toccare la questione dell’identità con ironia, lo fa in una maniera talmente radicale da sparigliare completamente le carte. Cosa vuol dire? Berti non fa ricorso ad alcun facile sostegno dell’immaginario collettivo, anzi, diserta qualunque assertività, presentando un lavoro che difficilmente trova una collocazione tra danza, teatro o – il sempre comodo faldone – performance.
BAU#2, infatti, è un lavoro incentrato sullo scarto, uno scarto però che non ha una matrice occidentale, non si nega cioè per rinviare a qualcos’altro, è un’autoironia assoluta, completamente distante dalla tentazione dell’analogia.

Che Berti abbia vinto Scenario è forse uno dei segni più incoraggianti degli ultimi tempi. E sicuramente l’artista bolognese (residente non a caso a Berlino) non avrà vita facile nella scena italiana. Ma rimane un segno importante.


  
casicritici.com
of Stefano Casi 
https://casicritici.com/2017/12/11/generazione-scenario-ergo-sum/ 

The primary issue addressed by the dancer, in fact, concerns the reflection on the definition of space, of temporal development and representation, carried out through body and word.
Performance on the definition and enunciation of “where are we”. For Barbara Berti it would be a work that intends to “expand the Consciousness of the body and the Consciousness of the mind” starting from “meditative experiences and rituals”. We are grappling with a performance-focused on affirming identity. The most radical one, the one of being in and of itself.

La questione primaria affrontata dalla danzatrice, infatti, riguarda la riflessione sulla definizione dello spazio, dello sviluppo temporale e della rappresentazione, effettuata attraverso corpo e parola.
Uno spettacolo sulla definizione ed enunciazione del ‘dove siamo’. Per Barbara Berti si tratterebbe di un lavoro che intende “espandere la Coscienza del corpo e la Coscienza della mente” partendo da “esperienze meditative e rituali”. E allora, siamo ancora una volta alle prese con uno spettacolo incentrato sull’affermazione dell’identità.  Quella più radicale dell’essere in sé e per sé.


Cuture teatrali
of Fabio Acca

An artist formed mainly abroad and therefore brings with her a sensibility and a markedly European minimalist aesthetic, together with the echoes of post-modern ancestry. Creation can be considered the point of ritual convergence between meditation practices, dance and words, elaborated through an exquisitely choreographic and conceptual approach, centered – we can read signed by the artist- on the exploration of the invisible connections between body and mind, activated in real-time by the performer and by the spectators, in a sort of dialogical relationship between the respective interior spaces ”. What we are witnessing is actually the result of this coldly hypnotic, almost esoteric interaction (which however does not allow easy and dangerous spontaneity), during which Berti re-elaborates the micro-information is captured as a track by the public, translated into physical inserts and vocal, at times of an unsettling self-irony. Wise use of lights in the hall. And it is precisely the use of light, of its ability to give consistency and form to things, which convokes the viewer to another fascinating level of perception, especially when the artist withdraws from sight leaving only the dance and the amplification of the scene only (rustling, scratching, breathing) the task of investigating the scenic relationship.

Un’ artista formatasi prevalentemente all’estero e che porta dunque con sé una sensibilità e un’estetica minimalista marcatamente europea, insieme agli echi di ascendenze post-modern. La creazione può essere considerata il punto di convergenza rituale tra pratiche meditative, danza e parola, elaborate attraverso un approccio squisitamente coreografico e concettuale, centrato – si legge nella presentazione a firma dell’artista – “sull’esplorazione delle connessioni invisibili tra corpo e mente, attivate in tempo reale dal performer e dagli spettatori, in una sorta di relazione dialogica tra i rispettivi spazi interiori”. Ciò a cui si assiste è effettivamente il risultato di questa interazione freddamente ipnotica, quasi esoterica (che tuttavia nulla concede a facili e pericolosi spontaneismi), durante la quale Berti rielabora le micro-informazioni captate dal pubblico, tradotte all’impronta in inserti fisici e vocali, alle volte di una auto-ironia spiazzante. Un sapiente utilizzo delle luci in sala. Ed è proprio l’uso della luce, della sua capacità di dare consistenza e forma alle cose, che convoca lo spettatore ad un altro affascinante livello di percezione, soprattutto nel momento in cui l’artista si sottrae alla vista lasciando alla danza e all’ amplificazione dei soli rumori di scena (fruscii, scalpiccii, respiri) il compito di indagare la relazione scenica.

 
Gagarin-magazine.it
of Michele Pascarella 
https://www.gagarin-magazine.it/2017/12/visto-da-noi/generazione-scenario-2017-davvero-per-finta/ 


Altrevelocita.it
of Ilaria Cecchinato, Marzio Badalì e Lorenzo Donati 

The figure (Barbara Berti) stands up, and even the chair loses its earthly attraction and goes into hiding high up, together with the microphone. There is only empty space: white soil and black background. The dancer moves in that nothingness with fluid movements that draw straight lines, she seems carried by so many magnets that attract and repel her. Meanwhile, she talks about time and space, dimensions within which our body and our mind move.
It seems like an exercise in meditation, a sort of oriental ritual to make us aware of the functioning of our mind in its close and indissoluble bond with the body. It is the study that led Berti in this performance: to analyze the link between thought, perception and body, our being matter and non-matter. As the body shifts in time and space, relative and limited principles as part of the real material, so the mind travels in a time that simply happens, and in a potentially infinite space because it is ideal.

La figura (Barbara Berti) si alza, e anche la sedia perde l’attrazione terrena e va a nascondersi in alto, insieme al microfono. C’è solo spazio vuoto: suolo bianco e sfondo nero. La danzatrice si muove in quel nulla con movimenti fluidi che disegnano linee rette, sembra trasportata da tante calamite che l’attraggono e la respingono. Nel mentre ci parla di tempo e spazio, dimensioni entro le quali il nostro corpo e la nostra mente si muovono. §
Sembra un esercizio di meditazione, una sorta di rituale orientale per renderci coscienti del funzionamento della nostra mente nel suo stretto e inscindibile legame con il corpo. È lo studio che ha condotto la Berti in questo spettacolo: analizzare il legame tra pensiero, percezione e corpo, il nostro essere materia e non-materia. Come il corpo si sposta nel tempo e nello spazio, principi relativi e limitati in quanto parte del reale materiale, così la mente viaggia in un tempo che semplicemente accade, e in uno spazio potenzialmente infinito perché ideale.


Da Torino lo sguardo alternativo alle Live Arts
of Enrico Pastore

The body comes before the word, the research on the body in movement in space and time precedes the word, wanting to say and to mean, and this makes the works more powerful, more specifically scenic. The body that moves says without asserting, without proclaiming, is the song of the presence, of the body and of its displacement in space. Barbara Berti’s work is a clear example of this. If the word flanks the movement it does so without saying anything, enveloping itself in nothingness until it disappears into nothingness and darkness, where only the sound of the moving body makes it clear that something is happening on the scene. And to his reappearance, there is only movement, graceful and fluid, a movement that has nothing to say and it’s saying it, and this, to paraphrase the famous phrase of John Cage, that is poetry as I need it.

Il corpo viene prima della parola, la ricerca sul corpo in movimento nello spazio e nel tempo precede la parola, il voler dire e significare, e questo rende i lavori più potenti, più specificatamente scenici. Il corpo che si muove dice senza asserire, senza proclamare, è canto della presenza, del corpo e del suo dislocarsi nello spazio. Il lavoro di Barbara Berti è un esempio palese. Se la parola affianca il movimento lo fa senza dire niente, avviluppandosi in un nulla fino a scomparire nel nulla e nel buio, dove solo il suono del corpo che si muove rende evidente che qualcosa sta accadendo sulla scena. E al suo riapparire c’è solo movimento, aggraziato e fluido, un movimento che non ha nulla da dire e lo sta dicendo e questa, parafrasando la celebre frase di John Cage, è tutta la poesia che gli serve.


Associazione Scenario

The motivation of the Jury – 2017 ‘Scenario’ Award
It strikes the ability to create a scenic language in which physicality and work on the body create the word by defining an innovative and original artistic identity. The precise quality of the research process, also nurtured by meditative and ritual practices, it defines a hypnotic and engaging choreography, a real awakening of the body, created by pattern and composition in real-time. Barbara Berti explores the stage space and interaction with the audience.

Motivazione della Giuria – Premio scenario 2017
Colpisce la capacità di creare un linguaggio scenico nel quale la fisicità e il lavoro sul corpo creano la parola definendo un’identità artistica innovativa e originale. Il rigore del processo di ricerca, che si nutre anche di pratiche meditative e rituali, definisce una coreografia ipnotica e coinvolgente, un vero e proprio risveglio del corpo, creato da pattern e composizione in tempo reale. Barbara Berti esplora con consapevolezza lo spazio scenico e l’interazione con il pubblico.


Stratagemmi

Giulia Alonzo


BAU#1 – An interactive piece

From the serie BAU – Choreography of thinking

Teatro Critica

Different, almost surprising, is the direction taken by Barbara Berti with her BAU #1, the first series of BAU ‘Choreography of thinking’ whose second outcome, BAU # 2, was the winner of the 2017 Scenario Award. Matching dance to acting a text to illustrate the possible relationships between language and gesture, as well as the connections between body reality and mental image, Berti enters here in the territory of the meta-choreography. The nostrils that quiver, or the teeth shown in a sneer, confer a desecrating imprint, which will eventually explode into canine onomatopoeia, barking. “Being here, feeling without feeling, listening without listening”: the monologue uttered by Berti deconstructs the choreographic work and its germinative process itself, using a seductive as well as enigmatic phrasing.


DOPPIO ZERO


At the arrival of the word, a thread of minute and collected voice, BAU # 1 changes in the animated caption of the “disembodiment”, in the choreographic dialogue with the spectators on separation and detachment between the action of thinking and the thought itself. Questions raise questions, measuring space with body and body with time. If in the Kinkaleri ‘All !’ project (presents in Contemporanea Festival with the rearrangement of their historical <OTTO>) the body sequences returned the letters of the alphabet, here the movement is the spelling of entire concepts, that are carried out in the expressions of legs, hands, arms, head

100GRADWORD – BAU1

“When energy shifts in a space”. For someone who has not studied dance, that sounds preposterous and esoteric. Barbara Berti impressively shows in “BAU # 1 – an interactive piece” what she means by that. We are in a room “full of intentions”, explains the Italian. As their bodies dance, their eyes talk to the audience. Her viewing slits narrow, Berti makes sure her viewers’ attention. Yes, available. So on: Berti yaps and barks, teeth flicking like a puppy. And the audience? Interacts and completes the beginning sentences of the dancer with what is heard and seen in space – unconsciously. (Agy)


CATALOGUE NATIONAL GALLERY OF ROME

I am a shape, in a shape, doing a shape
Winner 100Grad Prize in 2014


JURY OF THE PRIZE
WITH EASY MEANS, “I AM SHAPE, IN A SHAPE, DOING A SHAPE” IS AN AMAZING AND INTELLIGENT PERFORMANCE THAT ATTACHES THE AUDIENCE AND REFLECTS IT AT THE SAME TIME. ON A MULTILAYER LEVEL THE PERFORMANCE SITUATION IS THEMED AND ARTISTICALLY FILIGRANE IMPLEMENTED. BARBARA BERTI CONVINCES PERFECTLY WITH ITS EXTRAORDINARY STAGE PRESENCE, AND SHOWS THAT HUMOR AND SERIOUSNESS CAN BE CLOSELY CLOSED TOGETHER. 1-2 TH APRIL 2014 HAU

MIT EINFACHEN MITTELN IST „I AM SHAPE, IN A SHAPE, DOING A SHAPE“ EINE UMWERFENDE UND INTELLIGENTE PERFORMANCE, DIE DAS PUBLIKUM FESSELT UND GLEICHZEITIG REFLEKTIERT. AUF VIELSCHICHTIGEN EBENEN WIRD DIE PERFORMANCESITUATION THEMATISIERT UND KÜNSTLERISCH FILIGRAN UMGESETZT. BARBARA BERTI ÜBERZEUGT VOLLKOMMEN MIT IHRER AUSSERORDENTLICHEN BÜHNENPRÄSENZ UND ZEIGT, DASS HUMOR UND ERNSTHAFTIGKEIT NAH BEIEINANDER LIEGEN KÖNNEN. 1-2 TH APRIL 2014 HAU 
HTTPS://100GRAD.WORDPRESS.COM/2015/03/02/INTERAKTION-MIT-ALLEN-SINNE

Passages Bauhaus – City of Dessau
Installations in the public domain.
at the Dessau Foundation Bauhaus

Video dance in tv HERE

ACTING THINGS IV
The Choreography of Collaboration
Daniel Arsham and Judith Seng reveal the rich past, present and future of dance and design through a discussion of their collaborations with Merce Cunningham, Jonah Bokaer and Barbara Berti.

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